Climax
Una produzione
On Art
Sabato 20 marzo
2027
ore 18:30
Domenica 21 marzo
2027
ore 17:00
di Erika Patronciniregia Erika Patroncini
Lo spettacolo nasce dalla storia di Jessica Filianti, uccisa a diciassette anni quando la parola femminicidio non era ancora entrata nell’uso comune. Il testo, ispirato al libro Dopo la tua morte di Isabella Trovato, non vuole ricostruire una cronaca, ma restituire una presenza: una voce che torna e che chiede di essere ascoltata.
Jessica non parla per non appesantire la madre e il fratello; il suo silenzio diventa così il silenzio di molte ragazze che ancora oggi non hanno gli strumenti, le parole o la forza per chiedere aiuto. Lo spettacolo mostra come la violenza psicologica inizi spesso senza rumore, attraverso sottrazioni, chiusure, isolamento, controllo, piccoli segnali che rischiano di essere sottovalutati fino a quando è troppo tardi.
Raccontiamo la storia di Jessica scegliendo di farlo attraverso la vita, non attraverso la morte. Ricordarla significa anche ricordare che ancora oggi troppe donne e troppe ragazze subiscono forme di violenza, spesso difficili da riconoscere e ancora più difficili da raccontare. Essere presenti significa allora non voltarsi dall’altra parte, imparare a riconoscere quei segnali e contribuire, ciascuno per la propria parte, a costruire maggiore consapevolezza.
Accanto a Jessica ci sono Giuliana e Fabiano, che trasformano il lutto in responsabilità civile. La scena è essenziale: due attori, tre presenze, una comunità che ascolta. La violenza non viene mostrata: resta un’eco. È proprio in questo spazio di ascolto che il teatro prova a fare la propria parte.
Perché anche la cultura ha una responsabilità. Il teatro può diventare un luogo di confronto, di memoria e di presa di coscienza; un microfono capace di amplificare storie e voci che non devono restare sole. La mia voce parte dalla voce di Jessica Filianti, ma non si ferma a lei: quella voce si allarga, si moltiplica, diventa la voce di tante donne, di tante ragazze, di tutte quelle persone che ancora oggi cercano il coraggio, lo spazio o gli strumenti per farsi ascoltare.
La memoria diventa così prevenzione, perché una voce, quando torna, può aprire spazio a tutte le altre.