La mia voce

Una produzione
On Art/
Avanti Le Quinte

Sabato 17 ottobre
2026
ore 18:30

di Valeria Calzolari

Tratto dal romanzo Dopo la tua morte di Isabella Trovato

regia Matteo Bartoli

con Valeria Calzolari e Francesco Calabrò

Luci Roberto Goldoni

LA MIA VOCE

Lo spettacolo nasce dalla storia di Jessica Filianti, uccisa a diciassette anni quando la parola femminicidio non era ancora entrata nell’uso comune. 

Jessica non parla per non appesantire la madre e il fratello; il suo silenzio diventa così il silenzio di molte ragazze che ancora oggi non hanno gli strumenti, le parole o la forza per chiedere aiuto. Lo spettacolo mostra come la violenza psicologica inizi spesso senza rumore, attraverso sottrazioni, chiusure, isolamento, controllo, piccoli segnali che rischiano di essere sottovalutati fino a quando è troppo tardi.

Raccontiamo la storia di Jessica scegliendo di farlo attraverso la vita, non attraverso la morte. Ricordarla significa anche ricordare che ancora oggi troppe donne e troppe ragazze subiscono forme di violenza, spesso difficili da riconoscere e ancora più difficili da raccontare. Essere presenti significa allora non voltarsi dall’altra parte, imparare a riconoscere quei segnali e contribuire, ciascuno per la propria parte, a costruire maggiore consapevolezza.

Accanto a Jessica ci sono Giuliana e Fabiano, che trasformano il lutto in responsabilità civile. La scena è essenziale: due attori, tre presenze, una comunità che ascolta. La violenza non viene mostrata: resta un’eco. È proprio in questo spazio di ascolto che il teatro prova a fare la propria parte.

Perché anche la cultura ha una responsabilità. Il teatro può diventare un luogo di confronto, di memoria e di presa di coscienza; un microfono capace di amplificare storie e voci che non devono restare sole. La mia voce parte dalla voce di Jessica Filianti, ma non si ferma a lei: quella voce si allarga, si moltiplica, diventa la voce di tante donne, di tante ragazze, di tutte quelle persone che ancora oggi cercano il coraggio, lo spazio o gli strumenti per farsi ascoltare.

La memoria diventa così prevenzione, perché una voce, quando torna, può aprire spazio a tutte le altre.