Venerdì 3 Novembre 2017 ore 21,00

L’uomo, la bestia e la virtù

 

 

Di Luigi Pirandello
Regia di Manfredi Rutelli

L’intenzione e il caso

Riportare sulla scena un classico, riportarlo e renderlo attuale, presente, urgente. Trovare il senso universale ed atemporale che possa fare di un’opera teatrale, un atto necessario. Questo volevo realizzare nell’affrontare questo testo, quest’opera. E per farlo non si può non tener conto che questo testo è ciò che il passato ci ha consegnato, è un risultato. E se noi ci limitassimo a rifare, a riprodurre, il risultato, uccideremmo la forza creativa che ha portato a quel risultato. Dobbiamo appropriarci del percorso creativo che ha portato a quel risultato, ripercorrendo il processo creativo che, nel suo tempo, ha percorso Pirandello per creare questo testo. Questo può darci il senso universale di un’opera. Questo è il lavoro che abbiamo fatto. Con l’intenzione di non tradire la creazione dell’autore e di voler esprimere  la forza vitale della vicenda narrata. Tornare alla creazione.
Ecco, questa è l’intenzione.Ma poi interviene il caso; ed il caso è il lavoro, il processo di elaborazione sulla scena insieme agli attori, al musicista, allo scenografo. Ed è un caso creativo, che spesso modifica l’intenzione.
Anche il nostro protagonista, il professor Paolino, è vittima del caso, un caso che modifica drammaticamente le sue buone intenzioni. Che svela l’ipocrisia dentro cui tutto è posto in artificioso equilibrio, grazie all’uso di maschere sociali, allora come oggi, da tutti, indossate.
Maschere. Come sempre, maschere. Anche in questa commedia farsesca, sono le maschere ad essere raccontate e poi svelate, fatte cadere, ad opera del caso, di un imprevisto che rompe gli equilibri e costringe la natura umana a rivelarsi.
Una natura ipocrita dove “l’Uomo” Paolino, professore perbenista ed apparentemente trasparente, nasconde l’opacità della sua morale, incapace di resistere alle tentazioni carnali. Dove “la Virtù” della signora Perella, candida ed ingenua madre di famiglia, pudica e quasi goffa bellezza insoddisfatta ed ignorata dal marito, si rivela essere, come biasimarla, desiderosa di attenzioni molto materiali. E dove “la Bestia” del marito, capitano di marina, uomo rozzo, irascibile e traditore, è, agli occhi di tutti, la maschera più palese, più evidente e più detestabile.
Gli occhi di tutti, tutti quelli, noi compresi, che osservano questo mondo borghese, falsamente mascherato di moralità, e dove all’inganno si deve porre rimedio con altro inganno. Ed ecco quindi che Paolino, nell’umano sentimento, nella buona intenzione, di voler consolare l’abbandonata signora Perella, si spinga un po’ oltre,  troppo oltre, cadendo vittima del caso, del beffardo destino, mettendola incinta. E potrebbe essere cosa da poco, poco grave, per una donna sposata, con normali relazioni coniugali, ma diventa cosa drammatica se il marito della donna in questione, nelle poche occasioni in cui torna a casa dal lavoro, non abbia alcuna intenzione di avere rapporti di alcun tipo con la propria moglie, ed anzi trovi ogni minimo pretesto per poter discutere e litigare.
Bisognerà sfruttare dunque l’unica opportunità possibile, l’unica notte che il marito passerà a casa con la moglie, un’unica notte, per invogliare la bestia a far cedere la virtù. Sarà necessario un inganno. Un afrodisiaco, abilmente preparato dall’amico medico, divertito complice e testimone di questa folle girandola di apparenze.
Qui le apparenze vengono smascherate con gioco, con la comicità della commedia, della farsa, forse perché per Pirandello “solamente la commedia dell’arte può garantire il fatto teatrale “originale”, uno schema embrionale, e la libera creazione dell’attore”, ma siamo pur sempre di fronte al Pirandello che analizza la natura umana; lo fa con umorismo, qui, ma sempre mostrando questo teatrino umano che è la vita quotidiana, mostrando il suo precario equilibrio tra intenzione e caso, sorretto solo dalle maschere che indossiamo. Mostrando come la forma delle convenzioni, o di un carattere artificiosamente fissato, non possa raggelare una vita che continua a fluire e finisce per travolgere gli argini, ipocritamente, imposti.
Da parte nostra, il lavoro è stato credere alle migliori intenzioni, per restituire vivacità creativa a questa divertente opera teatrale, sperando che il caso ne esalti il senso, e non squarci, viceversa, il fondale dipinto a svelarne l’artificio.