Sabato 20 Ottobre apre la stagione di Prosa con uno spettacolo spettacolare.

La Compagnia dei Lepidi capitanati dal Maestro Antonio Fava apre la stagione con lo spettacolo Pulcinella Caporale dei due mondi. In secena, nel ruolo di un indiano traffichino Matteo Bartoli.

ArscomicA e Nuovo Teatro San Prospero

Presentano

  

IL CAPORALE DEI DUE MONDI

Commedia Multipatriottica in un Atto

di

Antonio Fava

 

La vicenda del Caporale dei due Mondi e di tutti i personaggi in azione, prende spunto da un precedente storico, dimenticato o ignorato, ma reale e non privo di importanza:  la partecipazione italiana alla Guerra Civile Americana con The Garibaldi Guard, la cui la sede e il coordinamento erano installati a New York. Finita la Rivoluzione Italiana e proclamata l’Unità e l’Indipendenza dell’Italia il 17 marzo del 1861, poco più di un mese dopo, il 12 aprile, iniziava la Guerra di Secessione o Guerra Civile Americana. I nostri prodi, baldi, eroici e incontenibili Garibaldini, si presentarono a Lincoln per mettersi a disposizione. La cosa fu fatta. Il Battaglione Garibaldino in America del Nord è un fatto storico. I Garibaldini fecero la loro parte e non pochi di essi morirono combattendo per libertà di tutti.

L’azione in commedia si svolge in una postazione strategica Unionista, isolata e dimenticata, del fronte estremo Nord-Occidentale dove s’incrocicchiano le frontiere del Territorio Indiano (il futuro stato dell’Oklahoma), col Territorio del New Mexico, del Colorado, del Kansas e del Texas, nella Guerra Civile Americana, svoltasi dal 12 aprile 1861 al 9 aprile 1865.

Il tempo della nostra vicenda è quello tra il pomeriggio dell’ultimo giorno di Guerra fino alla sera del giorno seguente, tra il 9 e il 10 aprile 1865.

Tutto è concentrato in tempi teatrali, per la durata 1h20’ senz’intervallo.

La scena rappresenta una specie di trincea-nido tutta sacchetti pieni di sabbia a protezione dell’occupante. Sullo sfondo, desolazione.

Il Caporale Pulcinella della Brigata Garibaldina Nordista, la Garibaldi Guard, è solo nella postazione. È militarmente solo. Il posto è in realtà molto trafficato, gente diversa come un vero americano, un finto indiano, una vera brasiliana, un bergamasco, una milanese, un giapponese che appare poco ma si fa sentire. Una compagnia di guitti-pantomimi fa un’incursione per mostrare come sono andate le cose e vediamo il Generale Grant, il presidente Lincoln, il bianco cattivo che maltratta brutalmente due povere schiave nere. Fa un’apparizione anche il nostro Generalone, “Don Peppino”, come lo chiama il caporale Pulcinella …

Il precedente artistico-storico è tradizionale nell’intenzione di restare ‘storici’ anche nella finzione. La Commedia dell’Arte, nella sua lunga storia, ha costruito un sistema di creazione e distribuzione di opere teatrali, un repertorio ricco e complesso, basato su generi precisi: fabula comica; fabule poetiche chiamate pastorale, boschereccia, piscatoria, marinaresca; opere drammatiche chiamate opera eroica, opera regia (tragedia), dramma storico. Quest’ultimo costituisce il modello storico-teatrale per la costruzione del Caporale dei Due Mondi. Nel Seicento era in voga la teatralità storicizzante, appaiono in Commedia dell’Arte drammi con le vicende spesso tragiche dei reali di questo o quel paese, storicamente veri, ma poi liberamente trattati e fatti agire sulla scena; appaiono anche i personaggi storici del lontano passato, per esempio Nerone, trattato come figura fortemente drammatica. L’ambiente serio, tormentato, tragico, sanguinario, nel quale queste figure storiche erano calate in epoca Barocca era mantenuto ‘godibile’ dall’onnipresenza dei ‘tipi fissi’, le Maschere, che garantivano, in alternanza con le scene serie e cupe, il buontempo, il divertimento. Con il Caporale dei Due Mondi, ho usato lo schema storico-teatrale descritto, salvo restare, per tutta la durata dell’azione, in ‘fabula comica’.

Il Caporale dei Due Mondi mostra un universo, il nostro stesso di gente normale, fatto di grandi ammucchiate ideologiche, etniche, linguistiche, culturali, alimentari tra fame e sovrabbondanza, che potrebbero anche tenersi insieme tranquillamente, pacificamente, solidariamente, ma che confliggono per i più imprevedibili motivi, quasi sempre sciocchi e destinati ad ingigantirsi e a diventare distruttivi. Per tutti. Quando sono le maschere, il teatro, i tipi comici a trattare argomenti duri e difficili, risulta più evidente la non esistenza del Male Assoluto né del Bene Assoluto: esistono solo i sopravviventi, tutti noi, presi dal bisogno di tirare avanti. E non è detto che la cosa riguardi solo i poveri: riguarda tutti. Insomma, non esistono i buoni e i cattivi, esistono solo gli egoisti. E a volte si esagera. Tutto questo per quanto riguarda i contenuti. Poi, la vicenda, mostra i personaggi in un momento della loro esistenza e in quel momento fanno più che possono gli affari loro anche se potrà essere a spese degli altri. Comicamente. In conclusione: fanno così tutti, né buoni, né cattivi, solo necessitanti; una volta di più lo stato d’emergenza permanente dei personaggi determina tutto il sistema di relazioni fra loro.

Ma poi, davvero davvero il teatro deve sempre e per forza tenere una lezione agli spettatori? Noi Comici dell’Arte, pur attraverso una forma fortemente elaborata sul piano espressivo ed estetico, ragioniamo con pensiero scientifico: mostriamo un fenomeno; tale è; non giudichiamo i personaggi e i loro comportamenti; essi sono quel che sono, come le formiche sono le formiche, le api sono le api, le piante sono le piante, i politici sono i politici.

Forma e linguaggio sono quelli imposti dal genere, la Commedia dell’Arte e dei personaggi che hanno nome, comportamento, lingua, cultura, voce e faccia come elementi caratterizzanti che nell’insieme si chiamano ‘maschera’; tutto si svolge senza che l’artista subisca pressioni, censure, autocensura, ‘correttezze forzate’ proprie delle più recenti ideologie sociali: essi, i personaggi, vivono agiscono e parlano per come sono. L’Arte è Scienza e come la Scienza l’Arte constata, non giudica.

La Compagnia dei Lepidi è la formazione costituita per la messa in actio del Caporale dei Due Mondi.

Matteo Bartoli è Lone Prairie Dog Arapaho da Bagnacavallo e il Bianco Cattivo.

Shreya Colicchia è La Bella Gigogìn e la Ragazzina Schiava.

Ferruccio Fava è Polecenella Cetrulo.

Alex Garuti è Twice John e General Grant.

Jeane Santos Dias è Jeaninha la Trafiquinha e la Madre Schiava.

Luca Zanni è Bagatì Batoeutch e Abraham Lincoln.

Chi scrive queste note, in scena appare come  Garibaldi.

Questi i Lepidi, con i loro personaggi, gli sgarrupati eroi tra storia e finzione, felici – i personaggi ma anche gli interpreti – di essere ancora vivi a ogni minuto che passa.

 

Antonio Fava

 

 

 

 

 

Si inizia con botto

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