VENERDI 11 GIUGNO ORE 21.00 – SABATO 12 GIUGNO ORE 21.00

produzione ArscomicA

col contributo delle interpreti Omaima Ait Herzalla (Marocco) Miryam Galleguillos (Cile) Ledina Licaj (Albania) Amani Sadat (Egitto) Jeane Santos Dias (Brasile)

Regia Antonio Fava

Cinque giovani donne, originarie di altrettanti paesi, sono alcune delle tante nuove italiane che si aggiungono al censimento degli abitanti, dei domiciliati, del Bel Paese.

Ora, queste cinque donne, sono state convocate “qui”, in questo strano posto, per firmare, ciascuna, un contratto di lavoro davvero buono, ben retribuito, permanente. Hanno pagato la quota prevista all’agenzia che, guarda caso, è la stessa per tutte e cinque. Ma “qui” non c’è nessuno, il luogo è squallido, in evidente stato d’abbandono, e sembra un ex garage, non di certo un ufficio, una sede di qualcosa di attivo …

Le donne non si conoscono, ma lì, in quella circostanza finiscono col conoscersi e, insieme, col cercare di capire come ci sono capitate lì, come hanno potuto infognarsi in un tal posto e in una tal situazione.

Accade l’imprevedibile, qualcosa di pesante, un pezzo d’impalcatura, che all’esterno cadendo blocca l’unico accesso. Dentro non c’è campo. Non riescono a chiamare soccorsi coi loro cellulari. Ma poi, quasi acrobaticamente, raggiungono quel tanto di campo per comunicare e così la situazione si avvia verso lo sblocco. Che ci sarà. E sarà quello il lieto fine, solo quello, perché l’altro lieto fine auspicato e sperato da ciascuna, il contratto, il lavoro, no, non c’è, resta l’imbroglio subito.

La forma ‘semiseria’ indica il trattare temi piuttosto duri in maniera anti angosciante, liberatoria. La situazione in sé è la spiegazione di tutto, senza dover mettere parole d’ordine, concetti ideologici. Accade qualcosa, così è. Una delle grandi funzioni del teatro, dell’arte in genere, è quella di sbloccare l’angoscia mostrandone, artisticamente appunto, le cause. L’arte non rimuove le cause. L’arte aiuta a sopportare le conseguenze. E la nostra vicenda semiseria che coinvolge, ingabbiandole, Soledad, Shpresa, Gamila, Gisele, Laila, rientra in tanta catartica tradizione.

Le cinque attrici recitano in perfetto italiano, alternandolo, specie nei momenti di maggior tensione, con le loro lingue d’origine, Spagnolo-Cileno, Albanese, Arabo-Marocchino, Arabo-Egiziano, Portoghese-Brasiliano.

Omaima Ait Herzalla (Marocco), Miryam Galleguillos (Cile), Ledina Licaj (Albania), Amani Sadat (Egitto), Jeane Santos Dias (Brasile), brave, vivaci, assicurano un’ora e un quarto di ottimo teatro, gustoso e ben ragionato.

Buon divertimento e buon ragionamento al nostro Pubblico.

Dina Buccino

ArscomicA

Ma dove ci siamo infognate

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